Il talento

Il talento non è voce: è fiato. È quella cosa che sta nell’aria, che ti arriva nei polmoni passando prima dal cuore per poi vibrare sulle corde vocali, ma non risiede in quest’ultime. Il talento non lo costruisci, non lo alleni, non lo insegni, non lo misuri, non lo componi: lo puoi sollecitare ma non produrre. Non esistono “scuole di talento”, ma riproduzioni commerciali. Il talento è un dono, è naturale, connaturato all’individuo che ne è portatore, e non ha bisogno di regole e consigli. Il talento è semplice oppure complesso, ma indomabile, indecifrabile, e irraggiungibile se ci troviamo al di fuori dei suoi confini. Il talento è paragonabile a un tramonto, a un’alba, per natura differenti dagli altri che li hanno preceduti fin dalla notte dei tempi, e da quelli che seguiranno fino alla fine del tempo. Il talento non si ripete mai. Unico per definizione, si riconosce dagli altri per le sue evidenti quanto impercettibili diversità. Il talento non è commercializzabile, né lo si può donare. Nessuno può essere insignito di tale titolo. Il talento non sa di averlo, non sente il bisogno di saperlo, di dimostrarlo né di sapere in che misura gli altri gliene investono. Non possono esserci numeri o maggioranze che determinino il valore di un talento in quanto virtù individuale unica per definizione. Il talento non consulta statistiche, non insegue sondaggi, non valuta vendite; semplicemente ascolta in silenzio, assiste e medita, senza ubbidire o farsi condizionare da forze che vanno oltre i suoi confini. Crea, esegue, istintivamente. Segue l’istinto. Il talento non è prevedibile, e tutto ciò che gli ruota attorno lo rende tale. Nel bene, e anche nel male. Il talento non è spettacolo sottotitolabile o doppiabile, né promovibile. È dato dal tempo, nel tempo in cui esso stesso stabilisce. Soffre di alti e bassi, di complessi e crisi, ma non sono questi ad affermarlo o a sconfessarlo. Il talento risale dopo ogni caduta, anche dopo quella eterna, e agisce sempre come quella fosse l’ultima sua azione: da gran finale. Il talento è curioso, e non si prende sul serio. Non fa miracoli, ma li stimola, insieme alle emozioni. Si arrende all’idea di piacere a tutti. Il talento lo saprà vivendo. Anche quando è limitato nel tempo, possiede un tempo infinito. Il suo spazio è ovunque e il suo tempo è mai. Soddisfa se stesso, non gli altri, anche se si appaga in quelle degli altri. Non sceglie, né si fa scegliere. Si fa domande non per analizzare e sentenziare ma per conoscere e ascoltare. È in bilico e in equilibrio al tempo stesso.
Il talento è la costante presenza del dubbio, poiché solo attraverso esso alimenta la sua esistenza. Il talento è filosofia.

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