Archivi tag: welfare

Lista Tsipras, Verdi e Movimento 5 Stelle per cambiare l’Europa


Ritenere che l’Euro sia la causa dei nostri mali è come pensare che gli psicologi siano i responsabili dell’aumento delle psicopatie, oppure che la colpa dei vasi rotti sia dell’Attack, o che la musica dipenda tutta dal pianoforte. Non è che se si eliminano i pianoforti poi la musica cambia o finisce: si cambia strumento, ma non la melodia sul pentagramma. Si capisce che non sta in piedi.
L’Euro è soltanto uno strumento, un mezzo per il raggiungimento di uno scopo, ma non la causa; tuttalpiù un contributo. Togli l’euro ma non toglierai il fine. Togli l’euro e si impiegheranno altri strumenti, senza incidere radicalmente sui fini. I fini sono il completo controllo dei mercati finanziari e delle Pubbliche amministrazioni da parte dei privati intenti a soddisfare i loro appetiti infiniti; sono il completo controllo delle coscienze degli individui, delle loro scelte, dei loro bisogni, dei loro pensieri, del loro stile di vita. Dal governo Monti in poi, i tagli al welfare, il decadimento crescente dell’istruzione pubblica, l’assenza di politiche di socializzazione, di integrazione, avrebbero dovuto farci riflettere seriamente.

Non è tagliando all’istruzione che si risolve una crisi, in compenso, però, si alimenta l’inconsapevolezza e conseguentemente la capacità decisionale.

Sono le politiche economiche, scientemente decise e imposte da un potere sovranazionale cui i governi democratici si assoggettano, la causa dei nostri mali. Dobbiamo riprendere il controllo democratico delle nostre decisioni, il contatto con la natura delle cose, e istituire massicciamente gruppi di consapevolezza, e non dobbiamo desiderarlo a livello nazionale, ma globale, giacché pensare di rinchiudersi in casa mentre fuori dalle quattro mura (sicure?) tutto affonda, non ci salverà dall’essere risucchiati. È impossibile pensare di isolarsi in un bunker, anche solo considerando la nostra posizione geografica, che non possiamo certo spostare.

Ben venga quindi la consapevolezza.

Il nostro attuale governo formato dall’asse Renzi-Alfano-Berlusconi è, oltre che incapace e improduttivo, intento solo nel realizzare un disegno organico, estremamente miope e precario, ovvero quello di liquidare la Costituzione italiana e lo Stato di diritto, insieme alla rappresentanza politica dei cittadini e quanto resta dei diritti dei lavoratori. Senza contare l’inefficacia delle leggine esposte in vetrina atte a contrastare l’imponente e sempre più dilagante corruzione endemica italiana.

Oggi siamo difronte a una classe politica privata di ogni capacità di indirizzo dell’economia per effetto dello spostamento del potere reale verso i centri di potere finanziario. Si continuano ad operare sconsiderate privatizzazioni (vedi le Poste) e a promuovere grandi opere inutili, come la Tav, e altri grandi eventi come Expo 2015 sperperando miliardi e costringendo alla schiavitù con lavori non retribuiti ed estremamente precari milioni di persone – sotto questo profilo il caso Expo è esemplare – in tutta Europa, dove ci sono un totale di 27 milioni di disoccupati.

Dare un futuro all’umanità significa aumentare gli strumenti democratici (vedi referendum in Svizzera) e potenziare il welfare, significa liberarci di questa tecnocrazia neoliberista incapace, vorace, fatta da imprenditori privi di spirito imprenditoriale, che vivono sullo sfruttamento accanito dei lavoratori e dei fondi pubblici, buona solo a creare voragini sociali dentro le quali stanno cadendo pezzi sempre più grossi di Comunità, che non si limita ai confini italiani: una comunità è sempre dentro una comunità più ampia e complessa; nessuna esclude l’altra. Ma la moneta, fondamentalmente, non c’entra nulla.

La classe politica attuale in questa campagna elettorale propone agli spettatori l’ennesima fiction facendo credere a tutti di essere critica nei confronti di quest’Europa, dopo aver assecondato e avallato supinamente e spudoratamente ogni decisione presa a favore della mitologica (poiché il rimpallo di responsabilità fa sembrare sia arrivata da una qualche forza divina) “austerità”. E allora tutti si riscoprono antieuropeisti per cavalcare senza ritegno la – giusta – indignazione contro questa Europa; voluta da loro. E partendo dalla Lega, passando da Forza Italia, Partito Democratico, fino a Fratelli d’Italia, la lista è lunga, oltre che ipocrita.

Lista Tsipras, Verdi e Movimento 5 Stelle – sia pure con qualche contraddizione – rappresentano un’alternativa radicale a questa Europa scellerata e corrotta, anche solo considerando il fatto che nessuna di esse si è resa complice del degrado in cui ci troviamo. Al loro interno contengono personalità estremamente competenti ed oneste, e sono più che certo sapranno rappresentare meglio di altri il bene comune.

I popoli europei non devono arrendersi alla subalternità della finanza parassitaria. Il 25 maggio dobbiamo svoltare pagina e scrollarci di dosso qualsiasi cosa che possa “fermentare”, che abbia in sé il rischio, la potenzialità, di corrompersi e corromperci, disconoscendo proprio ciò che la corruzione ri-conosce; ma un paio di questioni su tute devono essere ben chiare:
1. L’imprenditoria DEVE rimanere fuori dalla gestione dello Stato sociale;
2. L’Euro non è né la causa né la soluzione dei nostri problemi: semplicemente è un argomento utile a cavalcare opportunisticamente inconsapevolezza e indignazione diffuse con il solo scopo di raccogliere voti continuando così a lasciare le questioni di fondo come e dove stanno.
Ponderiamo bene le nostre scelte, e facciamolo su una base di buon senso, per un bene comune, fuori dagli schemi dei grafici economici che nulla hanno a che vedere con esso.

Noi, e loro, i senza terra


Oggi il mondo è sempre più eterogeneo, multiculturale, internazionale, interculturale e interdipendente: siamo disposti allora a vivere insieme a queste diversità? Essendo questo un processo irreversibile e inesorabile, ci sentiamo pronti ad accettarlo? Migliaia di migranti quest’anno (come da anni ormai) saranno costretti a scappare dai propri luoghi d’origine per scampare a guerre, torture, carestie, all’occupazione dei loro territori, all’espropriazione dei loro spazi vitali, alla depredazione delle loro risorse per appagare le esigenze (istigate) del (nostro) mondo “occidentale” e riempire così i portafogli di chi detiene le redini del mercato economico globale; riusciamo allora a comprendere fino in fondo cosa si sta verificando nel mondo? Siamo davvero consapevoli di tutto ciò? I governi stanno facendo le acrobazie (come sempre) per schermare questa carneficina, e fanno passare tempo prezioso accollando sistematicamente la colpa ora a questo, ora a quest’altro organo governativo, ma mai esortando i veri responsabili (poiché loro stessi) di questi flussi migratori a modificare le loro politiche per intraprenderne una che vada incontro alla necessità di futuro migliore per tutti, equamente distribuito e più consapevole. Prendersi la responsabilità dei problemi endemici di questo modello sociale, è indispensabile per capire a fondo chi e cosa determina la fuga d’interi popoli dalle loro terre. Le coltivazioni selvagge, l’estrazione delle materie fossili, lo sfruttamento della manodopera che impongono la schiavitù di donne e bambini per raggranellare almeno un pugno di riso al giorno (quando va bene), sono le ragioni principali che costringono queste persone ad andare alla ricerca estrema di un posto che gli consenta di restare in vita, giacché il loro destino nei luoghi d’origine è una morte certa. Ed è qui che diventano i “senza terra”.

Quando vediamo in Tv, o su un social, la foto di un bambino che “sorride pur non possedendo nulla”, per un attimo ci mettiamo a confronto (non nei loro panni) e non possiamo fare a meno di sentirci dei privilegiati. Ma è solo un attimo (per “fortuna”, pensiamo). Di fatto, a ciò sono utili immagini del genere al “mondo occidentale”: a farli percepire lontani da “noi”, a opportuna distanza, quanto basta per non sentire la puzza di povertà che li ricopre e le grida di dolore straziante che portano con sé; a rassicurarci, a persuaderci ad abbracciare il “nostro” mondo, sbagliato, ma pieno di comfort, e a tenerlo ben stretto, con tutte le nostre forze. E nel caso in cui non riuscissimo proprio a contenere quel briciolo di “senso umanitario” che ancora ci è rimasto e che si affaccia a comando di fronte a quelle immagini, è presto fatto: basta digitare il numero impresso sullo schermo o riempire il bollettino e donare qualche euro per fare la “nostra” parte, da questa parte di mondo, ed è fatta; la nostra coscienza, perlomeno in quell’istante, è salva.

Poi, però, alcuni bambini diventano anche adulti, e lo fanno covando il desiderio di fuggire dalle atrocità che subiscono da quando sono nati, “loro”, e i loro parenti, pur non avendo alcuna colpa, se non quella d’esser venuti al mondo… ma “noi”, questo, sembriamo non volerlo capire – del resto nessuno ce lo spiega, e spesso siamo occupati a fare altro invece che “perder tempo” andando individualmente alla ricerca delle cause –, e allora, come un fermo immagine alla Tv, quei bambini sono destinati a non crescere mai per “noi”, che abitiamo al di qua del muro, al di qua dello schermo che ci separa da “loro”, dal “loro” mondo. Non riusciamo a mandare avanti il video, e ancora meno ad oltrepassarlo, così i bambini crescono (pochissimi), indisturbatamente violentati, lontani dai nostri sguardi, o emarginati sul lato della strada, ben nascosti dietro i cartelloni pubblicitari.

La questione stupefacente e paradossale in tutto ciò, è quella di credere che siano “loro” a privare “noi” delle risorse, quando invece sono le “nostre” politiche e il “nostro” stile di vita (“occidentali”) a derubare le “loro”. È veramente paradossale. Inoltre, “avvertiamo” quel che accade solo quando li vediamo (attraverso lo schermo) sbarcare stremati (chi riesce a sopravvivere) dai “loro” gommoni sulle “nostre” coste, e quel che riusciamo a pensare e che ci allarma di più generalmente è: “adesso stiamo più stretti; ci porteranno via lavoro, case, sussidi previdenziali (quel niente messo a disposizione); aumenterà la criminalità; i nostri figli andranno a scuola con ‘questi qua’; costruiranno una moschea sotto ‘casa mia’…”. Perché l’importante, ciò che a noi preme veramente, è che “va bene tutto, purché non nel mio giardino”.

Facciamo attenzione, perché le politiche imboccate negli ultimi anni, e rafforzate negli ultimi mesi, hanno come obiettivo quello di tagliare il welfare, ossia lo Stato Sociale, la spesa pubblica, quella parte strutturale dello Stato che serve – o serviva – a sostentare i più bisognosi, a combattere l’indigenza e a dare incentivi alle famiglie. Si preannunciano anni duri, e tutto starà alla percezione che abbiamo del mondo che ci circonda, che è sempre più pericolosamente alterata dai mezzi di comunicazione, che non riescono più (se mai ci sono riusciti) a raccontare una storia, a fare una narrazione logica della realtà. Non ci saranno più risorse per nessuno, non certo perché i flussi migratori si estenderanno, ma per andare incontro alle esigenze del mercato capitalistico che punta ad incrementare la crescita del PIL riducendo la spesa pubblica, che loro considerano non solo inutile, ma d’intralcio affinché i conti risultino in ordine agli occhi dell’opinione pubblica. Produzione con meno manodopera è la politica intrapresa.

È un’invito che faccio sempre: se ci teniamo davvero a quei bambini, cerchiamo di capire perché quando crescono, anzi, quando hanno la fortuna di crescere, scappano dalle loro terre, anziché donare due euro e toglierci il pensiero. Che tanto poi torna sempre…

Neoliberismo e Corruzione


“I neoliberisti tendono a credere che, poiché il libero mercato è il sistema di scelta più razionale e democratico, ogni settore della vita dell’uomo dovrebbe essere aperto alle forze del mercato. Come minimo ciò significa che il governo dovrebbe smettere di fornire servizi che sarebbe meglio fornire aprendoli al mercato (compresi, presumibilmente, diversi servizi sociali e di welfare) […]”.
“I neoliberisti sono, in ultima analisi, degli individualisti radicali. Per loro qualsiasi appello a gruppi più ampi […] o alla società nel suo insieme non solo è privo di significato, ma è anche un passo verso il socialismo e il totalitarismo”.

Lawrence Grossberg
(“Caught in a Crossfire“, Paradigm, Boulder, Londra 2005, p. 112)

Aggiungo che sono pochi i politici abbastanza temerari a abili da resistere alle loro pressioni; e se (se) ci riescono si trovano davanti avversari formidabili: il capitale extraterritoriale e i suoi seguaci neoliberali. La maggior parte dei politici, a parte davvero poche eccezioni collocate soprattutto nei paesi nordici, come il fresco Rapporto della Commissione europea in merito alla corruzione dei Paesi membri ci fa notare, sceglie l’opzione più facile: la classica formula secondo cui “Non esistono alternative”, detta anche Tina (There Is Not Alternative), abusata per prima dalla scomparsa Thatcher. Oppure, come Polly Toynbee ha ricordato in questo interessantissimo articolo,

«si fa credere alla gente che non esistono alternative a qualche malvagia forza economica incontrollabile da parte dell’uomo. La verità è che la miseria e l’ingordigia sono scelte politiche, e non un destino economico; che possiamo decidere di essere nordici […] e di difendere i diritti umani […]».

(Polly Toynbee, “Free-market buccaneers“, in “The Guardian”, 19 agosto 2005.)