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I veri “sottosviluppati” siamo noi


La politica, la democrazia, che un tempo credevamo essere soluzioni, oggi si rivelano inefficaci, trappole, sabbie mobili nelle quali l’umanità organizzata sta sprofondando. E così guerre, barbarie, razzismo e follia sono il risultato dei fallimenti delle operazioni pseudo-democratiche che perseveriamo, la vera forma di questo inestricabile groviglio. Troppi si ostinano a pensare che la fuga da paesi in guerra sia un segno di rinuncia e di codardia; al contrario suggerisce ch’essa è l’impossibilità di reazione nei confronti d’un sistema troppo grande e troppo forte da poter essere combattuto, contrastato, controllato. Nei paesi “sottosviluppati” (termine davvero inadeguato) si combatte per vedersi riconosciuti una ciotola di riso, una medicina, un po’ d’acqua, o un briciolo di istruzione, che i paesi “sviluppati”, subdolamente negano loro. È evidente la contraddizione nei termini utilizzati per definire e distinguere i “due mondi”, dal momento che per “sviluppati” s’intendono tutti quei territori industrializzati, evoluti, progrediti. Al contrario, la definizione di “sottosviluppati” suggerisce infatti d’intendere l’opposto: arretrati, primitivi, perciò sprovvisti di un sistema industriale che, come avviene appunto nelle società industrializzate avanzate (almeno fino a qualche anno fa), dovrebbe sostenere l’economia, la cultura, tutta la struttura sociale, essendo il lavoro fondamento e realizzazione dell’organizzazione collettiva. Ma le industrie, soprattutto multinazionali, nei paesi sottosviluppati ci sono, sono preseti, e in maniera anche massiccia grazie all’abissale carenza di leggi internazionali atte a garantire il rispetto dell’ambiente dei diritti della forza lavoro, degli individui. Non esistono leggi e organi che vigilano e tutelano né l’ambiente né le popolazioni che lo abitano. Non esistono essendo questi territori dominati dalla corruzione che l'”occidente” ingrassa e sfrutta a proprio vantaggio.
Il nostro modello di sviluppo economico-sociale, il nostro modello democratico, non garantisce a noi, che facciamo parte di questa porzione di mondo, il giusto rispetto per una vita dignitosa, ma anzi sfrutta e alimenta l’ignoranza attraverso tagli alla Cultura, all’Istruzione, e mettendo altresì in atto campagne mediatiche mascherate sotto il nome di “informazione”, ma che nei fatti fornisce un surplus di notizie contrastanti, contraddittorie fra loro, celando in questo modo, dietro la facciata apparentemente democratica, una squallida, totale e assoluta disinformazione. La trasmissione di notizie di oggi assomiglia sempre più a un perpetuo funerale che celebra la morte dell’individualità, della razionalità, e che sembra avere il solo fine di alimentare ignoranze e inconsapevolezza. È l’eccesso della ragione ad uccidere la ragione stessa.

E allora si chiede agli immigrati di rimanere nei loro paesi a combattere piuttosto che scappare (vorrei vedere ognuno di noi nei loro panni); gli si chiede di rispettare Leggi e costumi dei paesi che li ospitano (ovvietà banali, ma anche stupide e autoritarie quando espresse senza cognizione di causa: dove sono le politiche d’integrazione?); gli si chiede di non prendere i sussidi che lo Stato offre loro (perché la colpa è dell’immigrato e non delle leggi dello Stato); gli si chiede di rimboccarsi le maniche invece di venir qua a fare i mantenuti (prima fanno lavori – sottopagati e schiavizzanti – che noi occidentali non vogliamo più fare giacché ci siamo accomodati troppo, poi sono fannulloni: decidiamoci, oppure basta con le generalizzazioni); gli si chiede in pratica di morire, in nome di un non ben preciso e precisato motivo, poiché nessuno sembra in grado di riconoscerlo, d’individuarlo. Nessuno conosce le ragioni di tanto disordine, di tanta mescolanza di popoli, di tanta disorganizzazione democratica, eppure tutti c’ostiniamo a esprimere la nostra opinione che, per carità, è legittima, permessa, sacrosantissima, ma che non vuol dire necessariamente sia giusta, ragionevole, razionale, fondata sul raggiungimento d'”una” verità, che esiste, e che comprende tutte le verità: la verità è una sola, poi diverse, poi di nuovo una sola. Invece oggi ci perdiamo a metà strada, lungo un percorso sempre più accidentato, indecifrabile, privo di segnaletica, di regole, tantomeno d’una direzione stabilita. Certo non da noi. “Contare fino a dieci prima di parlare” ci piace come locuzione da esibire, ma ci riesce meno metterla in pratica. Allora ci piacciono le filosofie orientali, ma siamo tutti rabbiosi; ci piacciono personaggi come Mandela, Gandhi, Martin Luther King, il Dalai Lama, e tutti coloro che hanno dato la vita in nome del riconoscimento dell’uguaglianza fra i popoli, ma siamo subdolamente più razzisti e ignoranti che mai, con solo il desiderio d’estrapolare frasi a effetto pronunciate da taluni personaggi eroici col solo fine di raccogliere consenso (va di moda), senza però aver mai letto un loro libro, conosciuto, studiato e, miracolosamente sposato i loro pensieri, la loro storia, la loro tenacia… la loro forma di non-violenza. Non sappiamo più chi siamo noi (se mai lo abbiamo saputo), figuriamoci se sappiamo interpretare correttamente tanta immensità di pensiero.

I veri “sottosviluppati”, riconosciamolo con umiltà, questa maledetta sconosciuta, siamo noi.