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Neoliberismo e Corruzione


“I neoliberisti tendono a credere che, poiché il libero mercato è il sistema di scelta più razionale e democratico, ogni settore della vita dell’uomo dovrebbe essere aperto alle forze del mercato. Come minimo ciò significa che il governo dovrebbe smettere di fornire servizi che sarebbe meglio fornire aprendoli al mercato (compresi, presumibilmente, diversi servizi sociali e di welfare) […]”.
“I neoliberisti sono, in ultima analisi, degli individualisti radicali. Per loro qualsiasi appello a gruppi più ampi […] o alla società nel suo insieme non solo è privo di significato, ma è anche un passo verso il socialismo e il totalitarismo”.

Lawrence Grossberg
(“Caught in a Crossfire“, Paradigm, Boulder, Londra 2005, p. 112)

Aggiungo che sono pochi i politici abbastanza temerari a abili da resistere alle loro pressioni; e se (se) ci riescono si trovano davanti avversari formidabili: il capitale extraterritoriale e i suoi seguaci neoliberali. La maggior parte dei politici, a parte davvero poche eccezioni collocate soprattutto nei paesi nordici, come il fresco Rapporto della Commissione europea in merito alla corruzione dei Paesi membri ci fa notare, sceglie l’opzione più facile: la classica formula secondo cui “Non esistono alternative”, detta anche Tina (There Is Not Alternative), abusata per prima dalla scomparsa Thatcher. Oppure, come Polly Toynbee ha ricordato in questo interessantissimo articolo,

«si fa credere alla gente che non esistono alternative a qualche malvagia forza economica incontrollabile da parte dell’uomo. La verità è che la miseria e l’ingordigia sono scelte politiche, e non un destino economico; che possiamo decidere di essere nordici […] e di difendere i diritti umani […]».

(Polly Toynbee, “Free-market buccaneers“, in “The Guardian”, 19 agosto 2005.)