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Nessuna destinazione


La vita è un percorso disseminato di crocevia, di scelte tra una pubblicità e l’altra che le assegnano una direzione, ma che si guardano bene dal darle una destinazione. La destinazione è un punto di arrivo, una meta raggiunta, un traguardo tagliato, un risultato guadagnato, mentre una direzione non implica necessariamente una destinazione, tuttalpiù la promette, la indica, ma niente lascia presagire, poiché il futuro ci è ignoto e non possiamo conoscerlo con certezza, che quella sia la direzione più giusta (per noi, tenendo conto anche degli altri), a meno che prima della partenza non si sia studiato il percorso su una cartina stradale, o lo si sia già fatto in precedenza, dal momento che molti degli incroci della vita sono perlopiù o sprovvisti di segnaletica o ne sono provvisti in eccedenza, spesso piccoli piccoli, nascosti dietro un ramo che ne oscura la vista, come una postilla qualsiasi di un qualsiasi contratto, perciò se non si è studiato da soli il percorso su una cartina, diventa difficile orientarsi, e più facile affidarsi ad altri a nostro rischio e pericolo. D’altronde “la legge non ammette ignoranza“. Ma anche nel caso in cui lo avessimo studiato, si devono sempre mettere in conto gli ostacoli che inevitabilmente si possono incontrare strada facendo: interruzioni, deviazioni, incidenti, eccetera. Pertanto nessuna destinazione: solo tante promesse. Con la sola rassicurazione, chiaramente ambigua, del “soddisfatti o rimborsati“. Come dire: “tu intanto fidati, e se (e solo “se“) e quando arriverai (e solo “quando“) a destinazione sarà diverso da quello che immaginavi, ti rimborseremo il viaggio di ritorno”. Ciò che conta, in ogni caso, è seguire il percorso indicato.
Una volta il grado di soddisfazione si misurava in base allo sforzo fatto per raggiungerla; oggi sembra che tutto venga misurato solo in base alla facilità, alla velocità, all’immediatezza con le quali si arriva all’oggetto del desiderio, e i mezzi dei quali ci serviamo per raggiungere i nostri scopi non hanno più una rilevanza primaria, se non soltanto da un punto di vista puramente semplificativo circa lo svolgimento delle nostre azioni, che siamo stati istruiti ad interpretare come il raggiungimento di un benessere tanto pubblicizzato ed esposto con ostentata spudoratezza nei “medium“, attraverso i media, i social, e per questo tanto agognato dalle masse che continuamente ci sbattono lo sguardo contro, cosicché anche in loro possa nascere il desiderio di mettersi in viaggio andandone alla ricerca, usando quindi le sole forze seduttive della rappresentazione e della visibilità offerte dai medium.
Pena per gli obiettivi mancati (a causa di un’infinità di motivi più o meno consapevoli): la frustrazione.

Il fatto è che quando siamo arrivati, e durante tutto il percorso, non possiamo fare a meno di notare altre indicazioni che promettono destinazioni ancora più allettanti e seducenti di quella precedente, così in un batter d’occhio siamo già preparati e pronti per ripartire verso nuove promettenti destinazioni e in cerca di nuove ed emozionanti avventure. O almeno questo è quanto viene pubblicizzato dalle coreografie e dalle scenografie delle loro ambigue promesse.
Oggi tutti ci affidiamo ai navigatori, e puntualmente i navigatori, nonostante tutti gli aggiornamenti e le migliorie fornite dalla tecnologia più recente, a volte possono sbagliare a calcolare un percorso, non trovano alcune vie, numeri civici, interi paesi, ma questo di certo non basta ad inibirne l’uso che ne facciamo, perché siamo talmente abituati ad affidarci a un medium che ormai non ci facciamo neanche più caso. Se prima la percezione e la concezione di essere-nel-mondo, con-il-mondo, erano quelle determinate dalle interconnessioni con esso senza l’utilizzo di alcun medium esterno, ma solo attraverso criteri empirici dettati ancestralmente dai nostri cinque sensi, da sedimentazioni radicate nel corso della storia delle tradizioni millenarie che hanno fatto la civiltà umana, e l’hanno fatta resistere fino ai giorni nostri, oggi, anziché affidarci ai nostri cinque sensi, ci affidiamo a un medium. Quindi dalla preistoria a ieri, fino ad oggi, dove per la prima volta ci troviamo tutti “mediaticamente connessi“, utilizzando normalmente uno strumento che non solo sostituisce il fedele piccione viaggiatore, ma riscrive completamente dall’inizio la storia delle interdipendenze, delle interazioni fra esseri umani, e fra questi e la natura, causando inevitabilmente delle interferenze che si insinuano nel mezzo: tra noi e gli altri c’è il medium; il medium espone entrambi alle interferenze.
La questione interessante, sotto il profilo psicologico, è che noi non affidiamo un messaggio preciso al medium: gli affidiamo completamente la nostra intimità, che è fatta di messaggi inesauribili, oltre che spesso incomprensibili persino per noi, affinché qualcuno (si spera) possa leggerla e trovarvi dentro quello che più desidera, o che comprende meglio, o che più rappresenta il messaggio che anch’esso vorrebbe gridare al mondo, per sentirci parte di qualcosa, o avere conferma di qualcosa.

Oggi ci serviamo di oggetti che mediano i rapporti interpersonali, le compravendite, le informazioni, persino gli orgasmi. Un vibratore, una bambola gonfiabile o un sito porno sono i medium che separano l’immaginazione dalla realtà. Se tutta la nostra vita è prima fantasticata, immaginata, o anche solo orientata, e poi solo successivamente realizzata, costruita non senza fatica dopo un lungo percorso, come le esperienze ci insegnano, a dispetto invece della facilità e dell’immediatezza delle soddisfazioni tanto pubblicizzate, per quale motivo dovremmo preferire una direzione più faticosa per raggiungere l’estasi di un solo orgasmo quando c’è chi mi “offre” la possibilità di averne quanti ne desidero, e oltre, in qualunque momento, e oltre, in qualunque luogo, e oltre, seppur mediati e distorti dalle interferenze?
Freud ha percorso tutta la sua vita cercando di dare risposte a domande del genere.
E citerò lui alla fine:
La fine improvvisa di un mal di denti può rendere incredibilmente felice chi ne è stato colpito, cosa invece impossibile se i denti non fanno mai male…
Causare mal di denti e offrire le soluzioni più disparate utili a scacciar via il dolore promettendo felicità, anziché istituire un percorso educativo utile a stimolare la conoscenza, ovvero a risvegliare la coscienza, è una caratteristica peculiare della società di oggi. Soddisfatti o rimborsati, ovviamente.

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