Soluzioni che si aggrappano al problema

Parafrasando Guy Debord:
“Ciò che lega i consumatori non è che un rapporto irreversibile allo stesso centro che mantiene il loro isolamento. Il consumismo riunisce il separato, ma lo riunisce in quanto separato.”

11 settembre 2001:
due aerei pilotati da terroristi di abbattono sulle Torri Gemelle distruggendole (almeno secondo la versione ufficiale) e provocando la morte di migliaia di persone. Poco dopo il presidente degli Stati Uniti Georg W. Bush si rivolge agli americani, ancora sconvolti e sbigottiti, esortandoli a «tornare a fare shopping»; da intendere come un invito a riprendere la loro “vita normale”.

Crisi economica attuale:
I capi di governo si rivolgono alla popolazione con perle di saggezza quali: «Bisogna salvare il Paese dalla depressione esortando i cittadini a consumare» o «Bisogna condurre il Paese fuori dalla recessione stimolando i consumi».

Che consumare sia un dogma che non mettiamo quasi più in discussione, è fuori discussione: è uno dei pilastri della saggezza popolare e del buon senso. Spetta a noi consumatori rimettere in sesto la società, in ordine i conti, e riprendere la nostra “vita normale” da dove l’avevamo “momentaneamente” lasciata. Si ritiene quindi che la salvezza dipenda dalla decisione di noi consumatori di tornare al diligente adempimento del nostro dovere di fare acquisti e spendere il denaro che abbiamo guadagnato o che guadagneremo dopo un “breve” intervallo in cui abbiamo dovuto tirare la cinghia.

Consumare significa “tornare alla normalità“. Tutto deve essere come prima. Fare shopping è l’unico modo (forse l’unico, e di certo il principale) per curare ogni afflizione, respingere e rispedire al mittente qualsiasi minaccia e porre rimedio a ogni avaria del sistema. Scegliere lo shopping come reazione ad ogni preoccupazione, arcinota o del tutto sconosciuta, insolitamente orrenda, eccezionale e inaspettata, è quindi il modo più semplice e sicuro per ridimensionare un evento terribile al semplice status di banale “rottura di scatole“: svuotarlo, addomesticarlo, renderlo familiare, rabbonirlo e (ultimo ma non meno rilevante) privarlo delle sue tossine.

Dai consumi dipendono le sorti della stabilità sociale, della sicurezza economica e psicologica della popolazione; essi sono le fondamenta sulle quali si ergono il presente e il futuro dell’umanità, ma anche il problema e la soluzione insieme, l’azione che dimentica la reazione, l’effetto che aliena e oblia la causa, la dipendenza scambiata per normalità, l’incoscienza che supera la realtà, un’insistente bugia diventata verità, una cultura di forma anziché di sostanza, il mezzo che offusca i fini, la razionalità messa alle strette dalle contraddizioni; il consumo è l’attività che fa vivere in noi ciò che non esiste, poiché per costituzione e finalità è un’atto che si esaurisce nel breve lasso di tempo: deve essere sfuggevole, effimero per mantenere la sua incisività e il suo potere. È, inoltre, un modo per far entrare un ordine di cose differente entro l’ordine stabilito per natura: sostituisce la realtà, penetra nelle coscienze e isola e passivizza i soggetti.

Abbiamo noi, più o meno implicitamente, la responsabilità di rianimare l’economia; spetta a noi, posizionati sulla griglia di partenza verso la strada dello shopping, correre non appena ci viene dato il segnale; segnale che recepiamo incessantemente in ogni dove. E la sentiamo tutta, questa responsabilità, tanto da sacrificare la libertà di scegliere ciò che riteniamo sia in realtà giusto per noi, per il nostro presente e per il futuro dei nostri figli.

Tuttavia, non è questo l’unica attività a cui siamo stati costretti, in una società consumistica quale è la nostra. Si tratta semplicemente di un esempio ricavato da una vastissima serie di difficoltà con cui ci troviamo a fare i conti, o con le quali in ogni caso presto dovremo farli, o in qualche modo li abbiamo già fatti. Quel che è certo, è che la soluzione di tutti questi problemi è stata riadattata in modo da passare inevitabilmente per i negozi. Si crede e si auspica che l’acquisto e il consumo siano azioni in grado di sedare disagi e attutire cadute altrimenti destinati ad acutizzarsi, cronicizzare e impedire così di rimetterci in piedi.

Consumiamo, dunque. Il resto lo affronteremo a data da destinarsi. Auspicandoci, però, che non sia già troppo tardi.

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